05/7/2009



Il senso del Luogo

La denuncia ( fatta da Italia Nostra e sostenuta dal quotidiano La Nazione ) contro il degrado delle Mura Medicee di Grosseto , degrado causato da ignavia delle Istituzioni da una parte e da sciagurati imbrattatori dall’altra, ha stimolato in me la necessità di riflettere sul modo in cui pensiamo a luogo e cultura.

Sono giunto alla conclusione che i rapporti tra i due ( luogo e cultura ) è di centrale importanza da sempre, ma in particolare oggi.

Perché!

Sicuramente per il fatto che è necessario pensare alle culture come poste unicamente in luoghi specifici da cui trassero le loro radici. Sembra scontato dire questo, ma riflettendo bene non lo è più per tutti e comunque è in atto la tendenza a rimuovere ( nel bene o nel male ) questo assunto. Da cosa dipende? In buona parte dal fatto che l’odierna epoca ha posto una seria sfida al significato di luogo e a quello di cultura visto che i contatti, le gerarchie di comando, i collegamenti personali, i rapporti di potere e dominio sociale si sono estesi ( e si estendono) sempre più sulla superficie del pianeta, ed in mezzo a questa “interconnessione” globale vengono ristrutturati i luoghi e le culture.

Si assiste, infatti, costantemente ad azioni che disarticolano coerenze precedenti : antichi concetti di luogo sono interrotti da nuovi rapporti con un mondo più lontano o dall’altro vengono vantate nuove rivendicazioni sul carattere dei luoghi e su chi appartiene a essi. Insomma il rapporto tra il luogo , la cultura e il senso di identità era più semplice prima che i processi di globalizzazione mettessero in moto fenomeni economici e culturali nuovi e processi migratori imponenti.

La risposta, ovviamente, non è quella di elevare barriere, ma certo neanche quella di cancellare le identità ed i significati di luoghi e culture e sui rapporti tra i due.

Che fare non lo so, e non sono certo in grado (io) di dare soluzioni, posso solo “trasferire” ad altri la mia memoria. Se questo lo facessero tutti e magari venisse raccolto, avremmo dato un contributo affinché non accada (continui) che luoghi importanti alla cultura, per esempio di una Città come Grosseto con le Mura , vengono di fatto private di una completa autonomia, in quanto il legame tra il luogo e i suoi abitanti tende a diventare sempre più complesso e tormentato dalla graduale e progressiva diminuzione del senso di appartenenza al luogo in cui si vive.

“ La mia città, piccola sempre, era più piccola ancora, e stava quasi tutta dentro le vecchie mura”, così vedeva Grosseto Luciano Bianciardi prima della guerra.

Nel settembre del 1945 quando Bianciardi torna a Grosseto, la piccola città si stava espandendo, divorando abbondanti porzioni di campagna, e diventava “ …la città tutta periferia, aperta ai venti ed ai forestieri, fatta di gente di tutti i paesi…”. Un giovane tenente dell’esercito americano la trovò molto simile al posto da cui proveniva, e da allora Grosseto, per Bianciardi, divenne Kansas City.

04/7/2009



1 note

Vivax nelle radici della Maremma

Le radici non sono soltanto strutturali ( economia ) e sovrastrutturali ( cultura, istituzioni ), ma anche sottostrutturali ( biologia umana, ambiente naturale ), ed è impossibile assegnare una gerarchia di livelli nelle complesse relazioni della nostra esistenza.

Certo è che le nostre discendono anche dalle generazioni che a lungo hanno convissuto con la malaria. Uomini e donne che hanno ospitato nei propri globuli rossi il plasmodio, il parassita malarico. Era la specie più benigna, il vivax, ed ha lasciato tracce non nel corpo, ma nella memoria.

Per coloro che hanno studiato la malaria, è certamente acquisito che non possa parlarsi di essa senza occuparsi delle sue connessioni con altri fenomeni sociali.

Meno evidente è che i contemporanei, che vivono ed amministrano in territori un tempo malarici, anche se non si soffermano sul ruolo storico rivestito dalla malattia, comunque si trovano a fare i conti con i residui – negativi o positivi – che essa, pur scomparsa da decenni, ha depositato sulla struttura socio-economica delle zone dove un tempo la sua presenza era endemica.

La domanda è : la Maremma Grossetana mostra i sedimenti che la malaria ha lasciato?

Una possibile risposta è sì!

Infatti quanto ha influenzato la malattia sull’odierna debolezza del suo tessuto urbano, si può ascrivere all’impossibilità ( protrattasi fino al 1900 ) della popolazione di vivere in pianura, quando in altre realtà Toscane ed Italiane, si sviluppavano , accanto ai centri urbani, reti di attive Città minori, correlate produttivamente con i loro territori.

Mentre accadeva questo, Grosseto languiva per mancanza di flussi economici, separata anche dai centri collinari in quanto sino al ‘900 era pericoloso viverci o soggiornarci nei mesi estivi e autunnali.

La stessa inesistenza di porti commerciali, che hanno portato circolazione di merci e di ricchezza dove si sono sviluppati, è certo dovuta all’impossibilità di insediarsi lungo la costa, assediata dalle paludi che lambivano il mare, vivai ideali per le larve delle zanzare, vettrici della malaria.

La distanza tra gli insediamenti collinari, cristallizzati in economie di autoconsumo, sta alla base della scarsità e inefficienza non solo del sistema viario minore ma persino della via Aurelia, fino a tempi recenti.

Le stesse attività produttive, principalmente l’agricoltura, hanno dovuto assumere e soprattutto conservare per secoli forme arretrate, se non primitive, forse le uniche compatibili con la presenza della malaria, che permetteva solo insediamenti collinari lontani dalla pianura e un’agricoltura estensiva con l’uso di manodopera stagionale.

La malaria ha dunque lasciato segni vistosi ed è stata determinante nella configurazione del grossetano come provincia segnata dal sottosviluppo, e proprio il suo ritardo socio-economico si è configurato come elemento di conservazione e di tutela delle risorse, della natura e del paesaggio.

Ex malo bonum, cioè un parassita del sangue ha costretto a rispettare l’ambiente quando gli uomini e le istituzioni l’hanno spinto al degrado.

Ex malo bonum la Maremma ha un patrimonio spendibile, tanto più che le più ricche e progredite provincie italiane, coinvolte, come sono state, in uno sviluppo precoce dalla convinzione che le risorse fossero rinnovabili o addirittura infinite,  hanno abusato dell’ambiente. Queste si sono trovate così di fronte al degrado che ha colpito la terra, i fiumi e il mare, mettendo in discussione un modello di sviluppo.

Questa consapevolezza, da pochi fu recepita alla fine degli anni ’80 e trovò concrete risposte su cosa fare dopo tante analisi e tanti studi ancora di grandissimi attualità ( Conferenza Economico Programmatica della Provincia di Grosseto ) o l’individuazione di strumenti programmatori come il Sistema di Qualità Maremma, il cui primo asse operativo fu individuato , dopo la costituzione del GAL ( Gruppo di Azione Locale ) nel Distretto Rurale Europeo che proiettava la Maremma a farla divenire banco di prova di uno sviluppo che, mettendo al primo posto la necessità della tutela dell’ambiente, operava sottoponendo ogni intervento ad una costante verifica dell’impatto ambientale provocato. Una prassi che poteva divenire un vero e proprio modello operativo, ed avrebbe consentito alla Maremma di rovesciare, anche dal punto di vista culturale, l’antica impronta di arretratezza.

Questo non è accaduto perché gli uomini che hanno gestito quel  processo hanno fatto  come Canapone.

Infatti, le preoccupazioni degli efficienti governi lorenesi verso l’estensione della malaria in Maremma, derivavano, più che dalla volontà di alleviare le sofferenze  delle popolazioni colpite, dalla certezza che la malattia, e le paludi, impedissero lo sviluppo agricolo di ricchi terreni di pianura.

Questo si evince dal fatto che all’epoca si fu certi che l’unico provvedimento per affrontare la malaria fosse di aprire canali di scolo delle acque, intraprendere opere di colmata dei terreni più bassi, arginare fiumi e torrenti perché non invadessero la pianura. Tale fervore di opere, che certamente coglieva nel segno per quanto riguardava il prosciugamento delle paludi, non fu però accompagnato da provvedimenti a favore delle popolazioni colpite dalla malaria. Per quanto fossero note le pessime condizioni alimentari dei maremmani non si cercò, ad esempio, di migliorare l’alimentazione di chi si ammalava, anche se la miglior nutrizione aiuta a combattere nei singoli la malattia, che è anemizzante ; né si introdussero forme di sussidio e di aiuto per quei braccianti e operai che, contraendo la malaria mentre lavoravano nei latifondi e nelle opere di bonifica, perdevano il lavoro.

La concentrazione dell’impegno verso le opere idrauliche, e la mancanza di attenzione verso i malati, fa pensare che la malaria non venisse combattuta tanto come malattia del corpo dell’uomo, ma come malattia del corpo della Maremma, creando così un circolo vizioso tra malaria e latifondo.

Così come le preoccupazioni dei governanti contemporanei non è stata quella di impegnare gli investimenti possibili derivanti dalle fonti , numerose, finanziarie discendenti dalle analisi, studi ed azioni profuse, tra queste quelle citate prime, negli anni per costruire il giusto profilo per una crescita armonica ed equilibrata della Maremma come banco di prova , laboratorio e modello di sviluppo nel solco della difesa ambientale come risorsa e quindi ricchezza per la popolazione residente e volano di valorizzazione del valore lavoro in modo diffuso, bensì come  occasione di interventi di salvataggio dell’imprenditoria e della classe dirigente esistente, creando il circolo virtuoso tra potere economico e politica.

10:20



Globulo rosso infettato da un trofozoite di Plasmodium Vivax

Globulo rosso infettato da un trofozoite di Plasmodium Vivax

10:18



Vivax in microbiologia

Il Plasmodium vivax è una parassita unicellulare, è il più frequente e diffuso responsabile di malaria ricorrente. La dicitura “vivax” deriva dal fatto che i trofozoiti sono caratterizzati da movimenti rapidi.

È uno delle quattro specie di parassiti del genere Plasmodium che comunemente causano la malaria, è meno virulento del Plasmodium falciparum, il più mortale dei quattro. Il contagio avviene attraverso punture delle zanzare Anopheles; il periodo di incubazione in genere va dai 10 ai 17 giorni, anche se raramente può raggiungere l’anno.

Correlazione con la malaria

Sono responsabili di una forma di malaria in cui gli accessi febbrili si presentano ogni terzo giorno (terzana benigna), per cui il ciclo eritrocitario ha una durata di 48 ore.
Gli ipnozoiti sono sporozoiti dormienti responsabili di recidive molto frequenti, ma solo entro tre anni dal primo episodio